Leggi il primo capitolo de “Il faro di Mussolini”

Il faro di Mussolini - CopertinaIl primo capitolo del libro storico di Alberto Alpozzi “Il faro di Mussolini – L’Opera coloniale più controversa e il sogno dell’Impero nella Somalia Italiana. 1889-1941” 001 Edizioni

Introduzione di Giorgio Ballario. Prefazione di Giorgio de Vecchi di Val Cismon.

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1. IN VOLO LUNGO LE COSTE DELLA SOMALIA

“Nave Zeffiro da Eli Spider.
Spider dirige direzione 130 quota 1000 piedi per investigazione campo pirata Olloch-Guardafui. Tempo stimato per arrivo in area di operazione 20 primi”.
“Ricevuto Spider. Da Nave Zeffiro riportare eventuali bersagli di interesse ed attività di pirateria”.
“Ricevuto Zeffiro. Spider farà”.

Luglio 2013, sono in volo con un AB-212, elicottero della Marina Militare Italiana, in attività di ricognizione nei cieli del golfo di Aden lungo le coste nord della Somalia.
Mi sono imbarcato da Sallalah, in Oman, sulla fregata Zeffiro, al comando del Capitano di Fregata Roberto Micelli, per realizzare un reportage sulla missione Atalanta, in burocratese “l’operazione navale dell’Unione Europea per prevenire e reprimere gli atti di pirateria marittima lungo le coste della Somalia in sostegno alle Risoluzioni 1814, 1816, 1838 e 1846 adottate nel 2008 dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”.
il-faro-di-mussolini_Alpozzi_Villaggio lungo la costa nord della SomaliaTemperatura esterna 40° con più del 90% di umidità. L’evaporazione crea una fitta foschia tanto da far apparire l’orizzonte tutto bianco. Le coste della Somalia sono molto dure, con poche e rade spiagge. Qui e là piccoli villaggi di capanne attorno ad una moschea, tutta bianca e in muratura, e diverse imbarcazioni sul bagno asciuga.
Grazie al teleobiettivo della mia fotocamera, che sporge dal portellone aperto del velivolo, di fianco al mitragliatore MG 42/59 calibro 7.62, riesco a riprendere in volto ogni singola persona a terra. Pare quasi di poterli toccare e sentire l’odore speziato di questa terra martoriata dai signori della guerra che oggi rientrano nelle file dell’organizzazione di Al-Shabab, costola della meglio conosciuta Al-Qaeda.
Voliamo ad un’altitudine di sicurezza di 1000 piedi, circa 300 metri, che corrisponde alla gittata massima da terra di una granata esplosa da un lanciarazzi RPG. Direzione Corno d’Africa, attuale regione autonoma del Puntland, la punta estrema del continente africano che si protende a est dividendo il mar Rosso dall’oceano Indiano.
Fino al 1941 queste terre erano italiane. Riecheggiano ancora nell’aria le spedizioni di fine ’800 dei primi missionari che si avventurarono in queste regioni sconosciute, anni prima che imparassimo la parola “colonialismo”, anni prima che si pronunciasse la parola “impero” e soprattutto anni prima della nascita di Benito Mussolini, il Duce, al quale la storia ha relegato tutta la questione coloniale italiana semplificandola, dimenticandola e comprimendola in una decina di anni cancellandone 70 di storia di italiani e d’Italia.
Prima di partire a luglio 2013 avevo recuperato un vecchio testo scolastico degli anni ’30, quello su cui studiarono i nostri nonni. Dopo un’introduzione generale sull’Impero di Roma il programma della V classe elementare era per lo più incentrato sui grandi personaggi che dedicarono la loro vita alle esplorazioni in terra d’Africa, spesso morendoci, e che contribuirono alla conoscenza di paesi nemmeno segnati sulle mappe e alla formazione di quello che successivamente, ben 68 anni dopo il primo insediamento italiano in Africa Orientale, verrà dichiarato, nel 1936, l’Impero d’Italia.
Qui migliaia di italiani vissero, lavorarono, combatterono, costruirono, studiarono e insegnarono, si sposarono e vi morirono. Le testimonianze della nostra presenza sono rimaste tali e quali, tanto che l’intonaco di molti edifici è ancora quello originale. Molte sono le costruzioni ancora utilizzate e intatte, testimonianza storica e fattiva della nostra presenza anche nei luoghi più remoti e desertici.
il-faro-di-mussolini_Alpozzi_il faro Crispi a capo Guardafui oggiVolando verso est ci appare un indiscusso simbolo italiano, volenti o nolenti, che ancora oggi svetta sulla punta estrema dell’Africa: una torre di 20 metri in pietra a forma di fascio littorio.
Vi hanno spirato contro per 90 anni lo sferzante vento salino dell’oceano, i monsoni, le tempeste di sabbia e nel novembre 2013 anche il tifone Haiyan che si è abbattuto sulla regione ma l’architettura italiana è ancora lì. In piena Africa, sulla punta del Corno d’Africa un fascio littorio? Un monumento? Perché?
Scatto alcune foto poi la missione della sezione elicotteri della Marina deve proseguire.
Il Tenente di Vascello Vincenzo Milanese e il Sotto Tenente di Vascello Fabrizio Padula sono ai comandi del velivolo. Dopo aver monitorato e documentato i PAG “Pirates Action Group” assegnati durante il briefing si fa rientro verso la “mamma” Zeffiro che ci attende al largo con i suoi 232 tra donne e uomini di equipaggio.
A bordo il lavoro è molto e incessante. Inizialmente quasi non do peso alla “scoperta” e lavoro sul materiale collezionato mettendomi a scrivere un articolo sulla missione Atalanta ed in particolare sulle attività del reparto volo della Marina.
Le successive uscite con gli elicotteri non mi porteranno più sul Corno d’Africa. Lo Zeffiro dopo 20 giorni ininterrotti di mare fa rotta verso ovest, direzione Gibuti per una sosta tecnica.
Sbarcherò per far rientro in Italia, via Luxor, a bordo di un C-130, il quadrimotore da trasporto tattico dell’Aeronautica Militare.
La nave invece riprenderà la sua missione per altri 3 mesi nell’oceano Indiano prima di far rotta, via Suez, verso il porto di Taranto. In Italia inizierò la mia ricerca per raccontare la storia sconosciuta di quest’opera italiana in Somalia.
L’intera indagine, durata più di un anno, mi ha portato, per comprendere le motivazioni di quella torre, ad iniziare la ricostruzione storica, dall’inaugurazione del canale di Suez nel 1869.
il-faro-di-mussolini_Alpozzi_In volo lungo le coste nord della Somalia con la Marina Militare ItalianaLa punta estrema del Corno d’Africa porta il nome di capo Guardafui e una volta doppiato qualcosa è successo… forse come raccontava negli anni ’30 Franco Monile (pseudonimo di Franco Ercole Manni), autore che ritroveremo più avanti: “Dicono che chi passa Capo Guardafuj subisce una metamorfosi in genere benigna e divertente. Perché pare che su quel pacifico leone accovacciato da chi sa quanti millenni in riva a un cupo mare, sia situato il polo magnetico delle idee, oltre il quale la bussola delle medesime subirebbe deviazioni notevolissime. Che sia vero?
Si tratterebbe in genere di una forma di ingigantimento delle cose quali si vedono e quali si narrano… Stravaganze mentali che preparano alla terra delle stravaganze? O elefantiasi della psiche, nel paese dell’elefantiasi? Chi lo può dire se chi giudica deve, per giudicare, aver passato Capo Guardafuj?”
E’ un’epoca rinnegata dalla storia ufficiale e interpretata parzialmente con tendenziosità a causa della selezione non equa delle informazioni che poco hanno a che fare, stando alla definizione del dizionario della lingua italiana, con “un’esposizione ordinata di fatti e avvenimenti umani del passato quali risultano da un’indagine critica volta ad accertare sia la verità di essi, sia le loro connessioni reciproche”.

CONTINUA QUI CON IL SECONDO CAPITOLO DEL LIBRO “IL FARO DI MUSSOLINI” LETTO DA VIVIANA DRAGANI SU RADIO ENERGY

CONTINUA A LEGGERE IL LIBRO QUI E LEGGI QUI LE RECENSIONI DEI LETTORI

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2 pensieri su “Leggi il primo capitolo de “Il faro di Mussolini”

  1. Pingback: Di cosa parla il libro “Il faro di Mussolini”? | Faro Francesco Crispi - Cape Guardafui, Somalia A.O.I.

  2. Pingback: Dalla Somalia a Torino: il Governatore di Guardafui in Italia | Faro Francesco Crispi - Cape Guardafui, Somalia A.O.I.

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