Il Principe di Guardafui, l’ultimo guardiano italiano del faro Crispi

Estratto dal cap. 36 Il Principe di Guardafui pagg.181-184 de “Il faro di Mussolini” di Alberto Alpozzi

principe_di_guardafui_articolo“Pronto pronto, qui Yole Fassio… passo…”
“Qui Principe di Guardafui, come state?
Mare Buono?… Passo…”
“Tutti benone, mare ottimo…
Quando vai in licenza?… Passo…”
“Fra quindici giorni… Passo”

Maggio 1955, Mar Rosso, Capo Guardafui. Questo l’inizio della conversazione con il radiotelefono tra la Motonave Jole Fassio, nave frigorifera impiegata nei collegamenti tra Italia e Somalia (Merca, Mogadiscio e Chisimaio), e il fanalista del faro Crispi, Antonio Selvaggi, detto il Principe di Guardafui. Dall’altro capo del trasmettitore la giornalista Rina Simonetta de “L’Avvenire del Mezzogiorno” che per la prima volta intervistò il guardiano del faro Crispi. Il suo soprannome lo doveva però alla giornalista Clara Contessa della “Settimana Incom”, che pubblicò anni prima un suo annuncio nel quale richiedeva compagnia epistolare e riviste da leggere.
antonio_selvaggi_principe-di-guardafui_faro-crispiIl Principe fu il fanalista del faro dal 1945 al 1956. Arrivò nell’allora Somalia Italiana, a Mogadiscio, nel 1937 come civile e si arruolò volontario nel 1940 nelle Camice Nere. Durante l’occupazione inglese della nostra colonia, per sfuggire al campo di concentramento si improvvisò barbiere fino a divenire il più rinomato di tutta Mogadiscio. I suoi clienti erano principalmente gli inglesi, tra i quali un capitano che gli mostrò un annuncio per la ricerca di un guardiano europeo per il faro di Guardafui. Il Selvaggi, indebitato per il vizio del gioco, a causa delle numerose bische aperte in città dagli inglesi, si presentò al colloquio e ottenne l’incarico. La discriminante per la scelta da parte inglese fu “Bene, ti faccio assumere perché sono sicuro che sei uno che non tradisce mai” in riferimento al fatto che ammise di essere stato fascista e di ritenersi ancora fascista.
Venne mandato quindi a presidiare il capo e come leggiamo in una sua lettera direttamente da Guardafui del 22 gennaio 1955 alla sua “madrina di guerra” e futura moglie Pia: “A capo Guardafui vi è un faro, una stazione meteorologica e una stazione radiotelegrafica. Io sono il capo di questi segnali Marittimi Militari. Con me ci sono: 4 fanalisti Somali per il funzionamento del faro; 1 aerologista anche lui somalo, 1 radiotelegrafista pure somalo; 4 guardie armate, e un piantone anche loro somali”, vi era con loro anche una scimmietta di nome Alima.
faro_crispi_capo_guardafui_la-targa-del-1953Non scrive però di altri tre altri italiani che passarono in quegli anni dal faro. Questi tre italiani della Marina sono citati in una targa del 1953 ancora presente alla base del faro che recita: “S.C.F. Di Salvia Antonio, S.C.N. Nicola Dentuti e M.N. Comparini G. Franco”, rispettivamente Sotto Capo Fanalista, Sotto Capo Nocchiere e Motorista Navale.
La località più vicina era Alula a circa 80 chilometri ed era raggiungibile via mare con la canoa, presa da Damo, piccolo villaggio alla base del faro, oppure via terra percorrendo 40 chilometri a piedi o con il cammello e i restanti 40 con una jeep che ti veniva a prendere. Ad Alula si trovava un residence, un ospedale (a Guardafui non vi era il medico) e una scuola elementare.
“Siamo isolatissimi – racconta alla giornalista de “L’Avvenire del Mezzogiorno” – non abbiamo mezzi di comunicazione all’infuori di 3 cammelli. Uno serve di collegamento e gli altri due portano i viveri, la posta e l’acqua […] Unico diversivo, un aereo ogni quindici giorni e i bananieri che mi parlano e sono come la manna dal cielo, perché mi fanno sentire la nostra lingua, quella vera, non parlata all’infinito: tu andare, tu mangiare, tu fare!”
L’aereo di cui parla lo racconta anche alla sua Pia, per spiegare i lunghi tempi necessari a ricevere la posta al suo eremo: “da Mogadiscio, dove affluisce tutta la posta che giunge dall’Italia, parte un aereo ogni 15 giorni per Alula. Da Alula per giungere qui, ci vogliono due giorni di cammello, quindi la risposta parte con l’aereo successivo”.

CONTINUA A LEGGERE la storia del Faro Crispi e del Principe di Guardafui sul libro storico “Il faro di Mussolini”.

Un ringraziamento particolare va Francesca Candiani, nipote di Antonio Selvaggi.

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2 pensieri su “Il Principe di Guardafui, l’ultimo guardiano italiano del faro Crispi

  1. Pingback: Un anno fa usciva “Il faro di Mussolini” | Faro Francesco Crispi - Cape Guardafui, Somalia A.O.I.

  2. Pingback: Il faro di Mussolini di Alpozzi a Gorizia con Biloslavo | L'ITALIA COLONIALE

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