Ten. Renato Togni Medaglia d’oro al Valor Militare. The most gallant affair untill now in this war

A.O.I., Amascjamoi Cherù, 21 gennaio 1941

da “La guerra privata del Tenente Guillet” di Vittorio Dan Segre: “[…] era il suo compleanno e quella doveva essere la sua giornata. Guillet e gli altri ufficiali gli avano fatto gli auguri e lui si era separato da loro a piccolo trotto, come se stesse per entrare in un campo ostacoli: sorridente, sicuro di sé, con quell’espressione di distaccata baldanza sul viso che attirava le donne e impressionava i soldati. […]

ten. Renato TogniTre carri Mathilda a cui era stato evidentemente affidato il compito di farsi un’idea dell’entità delle truppe che molestavano l’avanzata, avevano trovato un passaggio fra le colline e si erano improvvisamente presentati sul fianco della banda di Togni. Se avessero continuato la marcia si sarebbero trovati alle spalle di Guillet e l’avrebbero potuto attaccare prima che potesse opporre loro il fronte di un nuovo schieramento. Avrebbero anche scoperto la vera entità delle sue forse e smascherato il suo piano.Togni si rese conto della gravità della situazione. Dalla sua posizione all’estrema destra del Gruppo, poteva vedere gli inglesi avanzare verso uno uadi, a poco meno di un chilometro. Col fuoco della sua banda appiedata non poteva fermare quei mastodonti d’acciaio; con la banda a cavallo non avrebbe potuto fare di meglio. Poteva, però, sorprendere il nemico con un’azione inattesa, spericolata, cercare di distrarlo per rallentare la sua marcia, avere il tempo per avvertire Guillet e permettergli di cambiare lo schieramento del Gruppo.

I romani antichi chiamavano l’azione che intendeva fare devotio. La consideravano un gesto sacrificale che il tribuno era tenuto a compiere, gettandosi nel folto della mischia, quando le sorti della legione parevano in pericolo.

[…] Chiamò a sé con un cenno il soldato veterinario dotto Call […] trasse di tasca un blocchetto di carta, si appoggiò alla sella, scrisse all’amico che avrebbe “caricato con trenta dei suoi marescialli”. (scherzosa allusione ai Marescialli di Napoleone, nda)

Gruppo Bande Amhara[…] Tese il foglietto al veterinario e gli disse: “Galoppa dal comandante. Avvertilo che dei carri gli stanno arrivando alle spalle. Digli che tenterò di arrestarli per dargli il tempo di rischierare le Bande”.

[…] A lui occorrevano solo trenta volontari con cui caricare gli inglesi quando fossero stati più vicini. Non poteva fermarli ma sperava di creare abbastanza confusione per far guadagnare tempo al comandante del Gruppo. Era un’azione pericolosa ma gloriosa, da cui dipendeva la salvezza delle altre unità. Se qualcuno non voleva seguirlo, era libero di farlo. Nessuno si mosse.

[…] Il vero coraggio è il prodotto della decisione di affrontare il pericolo a vantaggio di altri. […] Per chi non possiede maggior ricchezza della divisa che indossa, il coraggio è un bene che, come il denaro, riceve valore dalla maniera in cui viene speso.

Carica degli Squadroni del Bande Armate a Cherù[…] Una dopo l’altra, le facce scure e impassibili di quei guerrieri si sciolsero, anch’esse, in sorrisi d’intesa: sigillavano un patto d’onore fra uomini eccitati da un comune pericolo e che si sentono uguali di fronte alla morte.

Quando i carri si avvicinarono al greto del primo uadi, Togni sbucò fuori dalla sua posizione e galoppando sul pianoro attirò su di sé il fuoco degli indiani e dell’artiglieria. […] The most gallant affair untill now in this war – il più intrepido episodio sinora di questa guerra – avvrebbero annotato gli inglesi nella storia ufficiale della campagna d’Etiopia. Dallo scontro, un solo cavaliere gravemente ferito sarebbe uscito vivente.”

Alla memoria gli venne conferita la Medaglia d’oro al Valor Militare:

Cavaliere eroico, più volte decorato al valore, comandante di un’ala di un gruppo di bande impegnate in azione ritardatrice contro un avversario soverchiante, con audace perizia caricava il nemico infliggendogli perdite e provocando disordine e scompiglio. Accortosi che una formazione di carri armati avversari stava per aggirare il gruppo bande, ne avvertiva il comandante informandolo che, per dargli tempo di sventare la minaccia, avrebbe attaccato a qualunque costo il nemico. Manovrò con fredda intelligenza finché messosi alla testa di parte dei suoi cavalieri caricava l’avversario con la certezza di andare incontro alla morte e con la coscienza che il suo sacrificio avrebbe salvato il gruppo. Piombato sui carri avversari li aggrediva con bombe a mano. Colpito prima al petto, poi alla fronte da raffiche di mitragliatrici, trovava la forza di lanciare ancora una bomba e si abbatteva morto col proprio cavallo su di un carro nemico. Il nemico colpito da tanto fulgido eroismo rendeva alla salma gli onori militari.

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