Umberto di Savoia e il colonialismo italiano mai raccontato – VIDEO

Gli archivi non mentono. E quando oltre ai documenti ci sono anche le fotografie che confermano quegli scritti non è più possibile raccontare menzogne e storielle.
Lo sa bene il fotogiornalista Alberto Alpozzi, al suo secondo libro sul colonialismo italiano: due anni di ricerche negli archivi italiani per pubblicare, dopo Il faro di Mussolini, un nuovo libro sulla storia coloniale italiana intitolato Viaggio nella Somalia italiana uscito al Salone del Libro di Torino 2016, per Eclettica Edizioni.
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8-92. SAR accompagnato da S.E. il Governatore e scortato dai comandanti delle truppe e dal Capo Zaptiè lascia la dogana per entrare a Palazzo

Il Principe Umberto di Savoia al suo arrivo a Mogadiscio sfila in automobile sul viale del Re.

“La visita del Principe Umberto di Savoia nelle fotografie ritrovate di Carlo Pedrini è il sottotitolo del libro nel quale Alpozzi ha ricostruito giorno per giorno la visita ufficiale in Somalia, iniziata da Mogadiscio il 28 febbraio 1928, del futuro Re d’Italia.

Un evento storico rimosso, caduto nel limbo della storia, e che ha portato con sè centinaia di immagini documentarie nascoste per decenni che raccontano non solo del viaggio di Umberto di Savoia ma di tutte quelle opere che l’Italia realizzò nella sua più lontana colonia: decine di aziende agricole, modernissime dighe, centinaia di chilometri di canalizzazioni, studi sperimentali, migliaia di ettari di deserti resi fertili, industrie, fabbriche e scuole, parchi gioco, teatri e cinema e ancora… la più grande Cattedrale di tutta l’Africa Orientale, la penisola di Hafun con l’avveniristica teleferica delle saline più grandi del mondo, la prima (e ultima) ferrovia della Somalia che trasportava merci e persone al Villaggio Duca degli Abruzzi e il pericoloso Capo Guardafui con il nuovo faro Crispi.
06a-imbarco_umberto da LUCE

Il fotografo Carlo Pedrini riprende la partenza del Principe di Piemonte diritto in Migiurtinia

Infatti nel libro il protagonista – leggiamo nell’introduzione di Maria Gabriella di Savoianon è solo il Principe di Piemonte ma l’Italia tutta che, con la sua generosità e capacità creativa, ha saputo lasciare un ricordo positivo presso quei popoli che per anni hanno lavorato stando al nostro fianco nello sforzo di creare una nazione moderna e produttiva.

Una testimonianza inedita e unica attraverso le fotografie ufficiali del Regio Gabinetto Foto Cinematografico di Mogadiscio che ritraggono il Principe anche in diverse scene più intime e non istituzionali che oggi, trascorsi i 70 anni dalla morte di Carlo Pedrini, fotografo del Governo, possono essere pubblicate per la prima volta e raccontare il vero volto del colonialismo italiano mostrandoci un’Italia intraprendente, operosa, generosa e con sguardo al futuro: una nazione che univa sotto il Tricolore, anche nelle colonie, uomini di qualsiasi razza e religione.

L’autore non solo ha messo insieme un apparato fotografico di centinaia di immagini (fantastiche opere in bianco e nero in un formato incredibile: 19×30 cm) che seguono passo passo ogni spostamento di Umberto di Savoia ma le ha incrociate con le cronache dell’epoca, con le testimonianze scritte (diari, comunicati stampa, pubblicazioni…) mettendo in luce sempre la perfetta corrispondenza tra i resoconti e le scene fotografate.
123.SAR con il Governatore della Somalia Conte de Vecchi e la sua famiglia

Umberto di Savoia posa con la famiglia del Governatore C.M. de Vecchi di Val Cismon. Il primo a sinistra è il figlio Giorgio.

Ogni fotografia, a tutta pagina, oltre ad essere commentata dalla didascalia originale d’epoca è corredata da un ingrandimento di un dettaglio che viene descritto con citazioni ora dal quotidiano La Stampa del 1928, ora da L’Illustrazione Italiana o da L’Italia Coloniale, o ancora da libri d’epoca o dai diari personali di Giorgio de Vecchi di Val Cismon, il figlio diciannovenne del Governatore, che seguì il giovane Principe durante tutta la sua permanenza nella colonia.

Le immagini – scrive ancora Maria Gabriella di Savoia – sono quindi un patrimonio della nazione italiana, cui la storia della mia famiglia s’intreccia e culmina con la sua Unità. Quella Storia che non si può cambiare ne asservire a qualsivoglia ideologia in quanto costituisce il simbolo dell’identità nazionale.
Un nuovo libro che getta luce sulla Storia d’Italia e che meglio ci illustra il nostro passato attraverso il quale, raccontato onestamente, ci sarà possibile meglio comprendere il presente e chissà… indirizzare il nostro futuro, come recita la stupenda frase, riportata nella quarta di copertina, di Augusta Perricone Viola, scritta nel 1929: Il riguardare con soddisfazione il fatto non significa arrestarsi come se più nulla restasse a fare, ma serve invece di sprone, poiché nulla da maggior lena ed entusiasmo al compimento di un’opera quanto il vedere che gli sforzi fatti non sono stati ne inutili, ne vani…
 
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